Piccole scintille: ovvero, questioni di dettaglio/2

Matteo Pirola

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Seconda parte di una riflessione sull’importanza dei dettagli in architettura e design: da Umberto Riva a Enrico Scaramellini, partendo da Hermann Muthesius e Ernesto Nathan Rogers

Tra gli autori più contemporanei non possiamo non citare il grande Umberto Riva, purtroppo recentemente scomparso, che, interpretando al meglio un modo di fare arte e architettura, ha onorato ogni progetto arricchendolo di idee e dettagli che continueranno a splendere e a orientare le nuove generazioni. Solo in casa Frea a Milano, citiamo a memoria i dettagli dello spioncino sulla porta d’ingresso ricavato da un trattamento speciale del vetro; una leggera rotazione dei gradini di accesso che indicano la circolazione ai benvenuti; le fughe leggermente sfalsate del pavimento in lastre di ardesia del soggiorno, che rendono la piccola superficie più vibrante e meno opprimente; uno zoccolino di un arredo che fa da quinta tra ingresso e soggiorno, interrompendosi per far passare una luce puntuale in un luogo di smistamento; lo scasso dei muri portanti del vano scala che regalano un’inaspettata ampiezza in un luogo angusto e di passaggio. Per Riva, dichiaratamente, “il dettaglio è la parte per il tutto”, e tutto il suo lavoro si nutre di queste attenzioni date anche dal piacere per il disegno, dall’amore per la materia, dall’attrazione per l’invenzione e dalla ricerca della sperimentazione.

Un altro grande autore di quella generazione “di mezzo” ancora da scoprire è Bruno Vaerini, che imparando dall’arte per fare architettura, non ha mai perso occasione per trovare nuove soluzioni sempre originali e basate sul lavoro artigiano e quindi sul dettaglio realizzato in opera. Ogni materia e ogni tecnica per lui sono occasione di conoscenza e di reinvenzione tecnica ed estetica. Ha realizzato soprattutto interni e, in questi, le sue scale sono sempre il momento più concentrato d’idee e dettagli. È in uscita il primo grande libro su tutta la sua opera ma, per citare un solo dettaglio che rappresenta bene la sua poetica, rimandiamo alla forma e posizione del primo gradino della scala per la Casa Cordani a Bergamo (2002) e all’osservazione di un dettaglio del dipinto di Caravaggio per San Matteo e l’angelo alla cappella Contarelli di Roma.

 

Attilio Stocchi, Enrico Scaramellini e Francesco Faccin

Arrivando ad una generazione di autori contemporanei molto attenti al tema del dettaglio e che, non caso, volenti o no, centellinano anche le quantità dei lavori in esecuzione, riportiamo tre esempi. Attilio Stocchi, è un architetto filosofo, che tra le idee affilatissime e sempre sorprendenti per piglio teorico e coraggio esecutivo della pratica di architettura chiede che il dettaglio, spesso da scovare, inviti l’osservatore e l’abitante a non distrarsi, lasciandosi coinvolgere in una narrazione tra concetto e quotidiano. Tra i tanti lavori raffinatissimi, l’interno Iride per una casa milanese (2005-6), in cui la libreria è disegnata su misura (proprio come un abito sartoriale) intorno a “cose” speciali, “nuclei passionali”, libri o oggetti di affezione da contemplare ed esporre, mentre la pavimentazione che scorre estesa su tutta la superficie abitabile diventa uno spartito cromatico di nove marmi italiani che unisce gli ambienti, le luci e gli affacci.

Enrico Scaramellini è architetto con una grande sensibilità per la natura e che riscrive ogni giorno la sua idea di architettura organica. Tra i suoi lavori citiamo la recente risistemazione di una piazza a Stazzona (Como), dove oltre a tante attenzioni agli arredi urbani, tra acqua ed elementi floreali, una piccola pensilina sta, con una copertura a profilo ribaltato, fatta di esili elementi metallici secondo una statica di bilanciamento con contrappesi, che sostengono e sospendono la struttura sopra un nuovo balcone urbano. Uno spazio predefinito e privilegiato per ammirare quel paesaggio che rende speciale questo affaccio.

Infine, Francesco Faccin, designer artigiano, dedito al perfezionamento poetico di prodotti e allestimenti. Suo è il recente allestimento per la mostra “Regina. Della Scultura” alla Gamec di Bergamo, dedicata a Regina Cassolo Bracchi, autrice delle avanguardie d’inizio Novecento ancora poco nota alle storie dell’arte ma ora finalmente celebrata. Dimostrando grande capacità tecnica ed estetica, nonché perfetta sintonia con l’oggetto della mostra, Faccin progetta un sistema di allestimento con pochissimi profili metallici usati in modi differenti. Praticamente con un solo elemento industriale, egli compone tutte le variabili necessarie a presentare al meglio le opere. Il suo lavoro, sempre promettente rispetto all’attenzione al dettaglio, inizia con due tavolini, “Centrino” e “Binario” (2011), dove con soli profili di legni differenti e secondo il preciso principio degli incastri, realizza delle strutture (che per semplicità chiamiamo tavoli) dove ogni componente ha la sua importanza, mentre la tolleranza di pochi millimetri rende tutto il sistema particolarmente forte seppur esile nelle sembianze.

 

Da Muthesius a Rogers, dalle piccole cose s’impara a fare le grandi

Questi esempi eterogenei ma accomunati dalla ricerca continua e dal piacere della sorpresa sono riconducibili tutti a quel motto che proprio Ernesto Nathan Rogers aveva coniato nel secondo dopoguerra: “dal cucchiaio alla città”. Un rimando diretto a Hermann Muthesius, il quale negli anni dieci del Novecento aveva coniato l’espressione “dal cuscino del divano alla pianificazione urbana” per una metodologia di pensiero generale del Werkbund tedesco, da cui nascerà pochi anni dopo, grazie alla Bauhaus, l’idea del design ancora oggi contemporaneo.

Secondo questo principio, sia in architettura che nella società sono importanti i dettagli. È dalle piccole cose che s’impara a fare quelle grandi. È dalle attenzioni comuni che s’impara quelle eccezionali. Dal piccolo al grande. Una somma di dettagli il cui risultato è sempre maggiore della semplice somma delle parti.

Attenzione però a non scambiare un dettaglio con il dito del maestro che indica la luna all’allievo. I dettagli sono un po’ come i difetti: rendono giustizia alla diversità, necessaria meta verso l’unicità dell’imperfezione.

 

Immagine di copertina: dettaglio della piazza di Stazzona con la pensilina (Enrico Scaramellini, foto di Marcello Mariana)

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