I colori per la casa di domani, dall’identità assoluta all’identità di relazione

Francesca Valan

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Stiamo assistendo a un cambio di paradigma, orientato verso valori immateriali e scelte più consapevoli per l’ambiente

Nella progettazione del colore, dei materiali e delle finiture stiamo assistendo a un cambio di paradigma. La tendenza è superare “le tendenze”; si progettano colori che allungano la vita visiva dei prodotti. Cambiano le priorità. Così, se in passato erano le superfici e gli arredi che qualificavano gli spazi, ora i nuovi valori sono immateriali: qualità dell’aria e dell’acqua, qualità della luce, silenzio (anche visivo) e privacy.

La progettazione degli spazi evolve insieme al linguaggio del colore: nella riscoperta dei cromatismi senza tempo vengono valorizzati i colori iconici del paesaggio. Le nuove armonie sono progettate in base ai colori del contesto; si cercano nuove relazioni, ad esempio tra interno ed esterno, tra colori culturali e colori digitali, tra luce e superfici.

Autenticità e consapevolezza

Dai nuovi spazi sono banditi i materiali imitativi: finti legni e finti marmi non corrispondono all’esigenza di sintonia con la natura delle nuove generazioni, che preferiscono le riproduzioni digitali in diretta degli spettacoli naturali (come l’aurora boreale) a materiali che falsificano la natura (come una ceramica finto legno). Le finiture diventano un importante tema di progetto perché dialogano con la luce, sempre più protagonista degli spazi.

Oggi le problematiche ambientali impongono scelte più consapevoli (sostenibili), orientate a colori che durino nel tempo e superino le mode. Se in passato avremmo scelto un frigorifero giallo per portare un colore allegro e luminoso in cucina, si ritorna ora al prodotto bianco, colore iconico dell’elettrodomestico, che durerà sicuramente quanto il frigorifero stesso. Il giallo è un colore a breve durata, e per questo non può più essere associato a prodotti che devono durare anni. Il bisogno emozionale di giallo può essere soddisfatto con una luce led o con dei fiori.

Colori sintattici e iconici

Il giallo di un frigorifero è un colore sintattico, mentre il bianco negli elettrodomestici (white goods) è un colore iconico.

colori sintattici sono i colori generici di un oggetto industriale, hanno cicli di vita brevi, 3 o 4 anni, cambiano in base al mercato ma anche nel tempo, per soddisfare le esigenze emozionali del consumatore. In passato sono stati utilizzati per accelerare il ciclo di vita dei prodotti.

colori iconici sono i colori propri dei materiali e degli oggetti e sono colori senza tempo. Il verde bottiglia, il color terracotta, le cromie del legno, il rosso ciliegia, sono tutti colori iconici. Ci sono diverse categorie di colori iconici: possono essere funzionali, come l’estintore e il vetro verde delle bottiglie che protegge il vino dalla luce; storici, come il colore degli elettrodomestici; materici come i colori del marmo, del legno e di tutti i materiali.

materiali che non hanno il loro colore proprio ma portano quello di altri materiali, come ad esempio la ceramica finto legno, sono classificati come materici imitativi. Questi materiali saranno banditi dagli spazi del futuro in quanto portano informazioni sensoriali non veritiere e inquinano semanticamente lo spazio.

In questi anni si stanno sperimentando molti nuovi materiali, ottenuti dal riciclo di materiali esistenti o realizzati con nuove tecnologie. Abbiamo le risorse creative per progettare nuove identità per i nuovi materiali senza dover ricorrere alla copia, per quanto sempre più precisa, dei materiali naturali. Stiamo passando gradualmente dai colori sintattici ai colori iconici, sostituiremo gli imitativi.

Armonie di luogo

Con il colore si determina il percorso visivo degli spazi. In passato si creavano armonie compiute e, spesso, un accento cromatico chiudeva il percorso visivo all’interno della stanza, come un punto alla fine di una frase. Le nuove armonie sono aperte a più interpretazioni; il percorso visivo potrebbe soffermarsi su un riflesso creato da un oggetto in vetro blu e condurci all’esterno, al colore del cielo. I nuovi percorsi visivi colgono le relazioni più sottili, i giochi di luce effimeri creati dal sole, le ombre colorate, e lasciano spazio anche ai profumi e ai suoni della natura. Si prediligono i colori già presenti nel paesaggio, i colori che entrano dalla finestra.

Nel color design non si progettano più prodotti con identità molto forti, bensì prodotti che s’inseriscano armonicamente nel contesto. Si rinuncia a un’identità assoluta, a favore di un’identità di relazione. La porta diventa la cornice del paesaggio.

Finiture e atmosfere di luce

Il design del colore si deve concentrare sulla relazione con la luce e indagare le potenzialità sensoriali delle finiture. La relazione tra colore e luce non è mai stata così importante. I colori vengono selezionati in base al loro valore di riflessione della luce (LRV). È rivalutato il metamerismo, la proprietà dei colori di cambiare al cambiare della luce, che in passato è stato considerato un aspetto negativo.

Le finiture sono diventate importantissime. Le superfici lucide, opache, metallizzate e micalizzate, trasparenti e opalescenti, giocano ora un ruolo primario nella progettazione degli ambienti. Non sono più scelte solo in base alla forma, dimensione e colore della superficie che rivestono, ma sono progettate in relazione alla luce che le illumina, con cui creano ombre e riflessi. Un tavolino da salotto può essere proposto solo in nero, ma con diverse finiture: nero in vetro trasparente (che creerà un gioco di ombre sul tappeto), nero opaco lucido (che diventa uno specchio con le luci adeguate), nero verniciato con sostanze che contengono sfere di vetro (che diventerà una superficie diamantata e preziosa).

Le luci colorate offrono nuove possibilità espressive, ma devono essere inserite in schemi adeguati, altrimenti possono generare entropia cromatica difficile da controllare. Come inserire le nuove luci led colorate nel linguaggio del color design? Il rischio d’inquinamento visivo è molto alto, ma il loro valore è innegabile; sono colori saturi, emozionali e soprattutto immateriali, che possono cambiare con un click. Queste luci risponderanno al bisogno di colore temporaneo, collegheranno lo spazio fisico ai nuovi spazi digitali.

Francesca Valan è designer industriale, specializzata nella progettazione di colori, materiali e finiture (CMF Design). Si è laureata in Industrial Design presso lo IED di Milano nel 1989 e ha conseguito il Master in Surface Quality nel 1990. Dal 1990 al 1998 ha collaborato con Clino Castelli in progetti di progettazione del colore in Europa e Giappone e con Jorrit Tornquist in progetti di colore per l’architettura. Vive e lavora a Milano, dove nel 1998 ha fondato il suo studio. Come designer industriale, la sua attività consiste nel definire l’identità del prodotto. I suoi progetti spaziano dagli ascensori ai mobili per ufficio, dagli elettrodomestici agli articoli sportivi, penne, occhiali, ecc. Ha collaborato con De Longhi Group, Lechler, Kone, ABB, Samsung, NEC, Telecom Italia, LG, Hitachi, Lego, Artsana, Britax, Olivetti, Aigle, Koflach, Atomic, Techogym, Magis, Arthemisia, Serralunga, Fila, Campari, Stilnovo, Nankai, Daikin, Oikos Venezia e molti altri. Ha sviluppato un metodo di previsione delle tendenze basato sull’analisi storica e statistica del colore per settore di mercato, che sfrutta la periodicità delle preferenze di colore e la durata dei cicli per tipo di prodotto.

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